Jacopo Bellapianta, TICTAC WATER
Motivazione della giuria
Il progetto di Jacopo Bellapianta offre un commento critico dal tono lirico e contemplativo alle strutture e le infrastrutture dei grandi impianti idroelettrici che dialogano con l’acqua e la montagna. Particolarmente efficace è l’idea di “voce dell’energia” come unico suono possibile in paesaggi silenti dove le opere in cemento assumono il carattere di potenti dormienti. Nel complesso, il progetto lascia emergere un’ambiguità fertile tra promessa di progresso e latente forza distruttrice, che invita lo spettatore a una riflessione lenta e consapevole.
Descrizione del progetto
TICTAC WATER è un progetto fotografico che nasce dall’esigenza di indagare gli aspetti passivi del paesaggio abituale. Il lavoro artistico finale riesce ad interrogare strutture algide a volte titaniche e riesce in maniera profondamente pittorica, ponendosi l’obiettivo di accompagnare l’interlocutore verso una nuova rivoluzione percettiva e visiva.
La diga diventa interlinea tra un mondo reale e uno sospeso.
La grande potenza cementifica viene attenuata dai toni diafani e a volte in dissolvenza e con sapienza riesce ad ammaliare pur velando l’eco di una probabile forza distruttrice.
Indisturbate, le fotografie di Tictac Water sono in grado di anagrammare fedelmente il senso di sospensione che ne deriva da questi mondi silenti.
L’unica voce è quella dell’energia, quella posizionale, quella che le dighe idroelettriche riescono a creare solo spostando grandi quantità d’acqua e che indisturbate trasformano in elettricità.
Alla fine il miracolo che ne deriva è solo il seme di una nuova fonte energetica che fa ben sperare, ma sicuramente ci viene presentata non senza intermezzi pungenti per l’occhio e per lo spirito.

