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  Censimenti e Catalogazione
 
     
 
Correlata alla definizione di un assetto giuridico–normativo è l’attività di catalogazione e monitoraggio del patrimonio, che deve essere estesa a tutto il territorio italiano. Senza questo strumento fondamentale di conoscenza e di censimento appare difficile interrompere il ciclo della distruzione e delle cattive pratiche. Si tratta, peraltro, del modo più efficace per acquisire una conoscenza generalizzata e per diffonderne le applicazioni introducendo standard e procedure di catalogazione, tutela e valorizzazione dei beni archeoindustriali. Senza conoscere l’entità, le caratteristiche e lo stato del patrimonio è difficile proporre procedure standard per lo studio, la raccolta della documentazione iconografica e fotografica, le proposta di tutela e, nel caso di riuso, per il rispetto dei caratteri originari e contraddistintivi del bene.
Va considerato, infatti, che si tratta di un patrimonio variegato e diffuso che non consiste solo in paesaggi, siti ed edifici con tutte le loro infrastrutture di servizio, tra cui quelle energetiche, abitative e di trasporto, ma che comprende anche macchinari e cicli produttivi, archivi e documentazione di diverso tipo, prodotti e oggetti di varia natura, che spesso sono di proprietà privata e quindi privi di tutela o sottoposti a vincoli meno rigidi di quelli relativi al patrimonio pubblico.
Per i macchinari e i cicli produttivi, tranne gli strumenti tecnici di rilevanza scientifica e alcuni macchinari museificati o tutelati o ricostruiti (soprattutto i molini da seta), il patrimonio tecnologico è sottoposto a fenomeni generalizzati di decadimento e di distruzione. Gli stessi strumenti d’inventario e di catalogazione sono pochi e scarsamente utilizzati; non esiste come per la maggioranza dei beni industriali, una scheda dell’Ufficio Centrale del Catalogo.
Migliore, ma sempre a rischio è la situazione per gli archivi, che rientrano per lo più nella tipologia degli archivi privati. Parecchi archivi delle imprese maggiori sono sottoposti a tutela e in moti casi sono riordinati. L’imponente patrimonio fotografico, iconografico e cinematografico ha schede specifiche centrali che ne consentono l’inventariazione. Resta ancora insoluto il problema di una fonte di grande importanza come sono i disegni tecnici di prodotti e macchinari per i quali ancora non si ha una scheda e criteri d’inventariazione e che rappresentano una mole documentaria d’assoluta rilevanza (si tratta di centinaia e centinaia di migliaia di disegni). Al di là dei problemi relativi agli strumenti resta, tuttavia, il problema che il riordino degli archivi economici e di quelli d’impresa ha subito nell’ultimo quindicennio un rallentamento che potrebbe preludere ad un’ulteriore fase di distruzione. Tutto ciò è aggravato dalla crescente mole di materiale, dalle difficoltà di ricovero dello stesso, dai costi di riordino e gestione, dalla frammentazione dei fondi documentari. Una via d’uscita che si dovrebbe favorire anche con appositi incentivi di legge è quella della creazione di archivi economici territoriali su scala regionale o interregionale.
Come insegna una molteplicità di casi, il rischio maggiore si corre quando le imprese cessano la loro attività. In questi casi è molto alta la probabilità che i beni e le culture da esse creati vadano irrimediabilmente perduti intaccando l’identità di territori e popolazioni forgiatasi con lo sviluppo di quelle imprese. Ma a distruggere materiali documentari, attrezzature e manufatti bastano talora anche crisi momentanee che comportino la dispersione di strutture e persone e l’eliminazione di tutto ciò che non costituisca un’immediata utilità. I rischi di perdite sono altresì rilevanti pure nel caso di imprese che nella loro dinamica evoluzione mutino localizzazioni degli impianti, sedi sociali, assetti proprietari, denominazioni. Situazioni oggi esasperate dai processi di fusione che allontanano i centri decisionali dell’impresa dai luoghi dove esse sono nate o hanno a lungo operato.
Su questi terreni occorre promuovere un’attività di relazione e di contatti con le autorità centrali e, in particolare, con il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, mettendo l’AIPAI in condizione di svolgere un ruolo di agenzia di consulenza e di formazione.
Si pone infine il problema del progetto, di come intervenire sui siti e i monumenti per i quali, nonostante i molti recuperi realizzati e gli esempi di buone pratiche disponibili, non si arresta il ritmo della demolizione, lo scempio rappresentato da riusi discutibili, un’incuria interessata e colpevole che porta al deperimento di realtà di rilevanza in molti casi unica.


Inviare le schede all'indirizzo:catalogazione@patrimonioindustriale.it

 
   
 
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